Benedetto Croce

Giovanni della Carriòla e la sua "Storia di Marzia Basile"

01 Chi mai ripiglierà in Italia il lavoro, che sulle stampe popolari italiane, e sulla varia storia e poesia che esse ci serbano, conduceva, con dotta industria, negli ultimi anni di sua vita, Francesco Novati ? Non credo che altri coltivi oggi quel tema portandovi la larghezza d' intenti con la quale egli vi s'era accinto, sebbene in Italia, e anche all'estero, non manchino studiosi che vi recano particolari contributi (a).

02 Il Novati, qualche mese innanzi la sua morte immatura, pubblicò un saggio (1), nel quale ricostruì una parte del patrimonio letterario di un rimatore popolare della fine del Cinque e dei primi del Seicento , che era noto fin allora solo pel ricordo che di lui si legge presso il Cortese, il Basile e lo Sgruttendio : Giovanni della Carretòla o della Carriòla (2).

03 Egli ritrovò tre composizioni di questo cantastorie popolare : un Dialogo del Povero e del Ricco, del quale offerse un largo sunto, un contrasto Sdegno d'amanti che riferì per intero, e una Istoria di Marzia Basile, che si riprometteva di ristampare, avendo ricevuto da me i documenti che illustravano il caso a cui si riferiva quel poemetto e ne fermavano la data, il 1603.

04 Ma quest'ultimo lavoro gli fu tronco dalla morte, ed io avevo pensato di compierlo in vece del compianto amico, se mi fosse stato possibile avere (e, nonostante che gentili persone vi si adoperassero per me, non mi fu possibile) copia del poemetto del quale il Novati aveva visto un'unica stampa dei primi del secolo decimonono, uscita forse da torchio bolognese, che faceva parte della raccolta Bertarelli, donata alla Braidense e non ancora ordinata.

05 Senonchè, giorni addietro, guardando libri antichi nella bottega del libraio sig. Giacomo Puccinelli, in Roma, a piazza San Lorenzo in Lucina, mi venne tra mano una miscellanea di storie popolari napoletane, tra cui è proprio quella della Basile. L'edizione ha la data In Napoli 1820, e il frontespizio adorno di una vignetta, ritraente un'esecuzione di giustizia, con due impiccati, una donna che sta per essere decapitata, fratelli confortatori, soldati e popolo. La cortesia del sig. Puccinelli mi ha consentito di trarne copia e mi mette ora in grado d'informare i curiosi intorno al poemetto del quale il Novati non potè darci l'illustrazione.

06 L'edizione napoletana del 1820 conta, come quella vista dal Novati, cinquantuna ottave, e comincia con gli stessi versi di quella , in forma alquanto più corretta ; ma non termina col distico, riferito dal Novati e contenente il nome dell'autore : " Ed io Giovanni della Carreiòla — Fermo la penna, inchiostro e la parola ", sostituito in questa edizione, per opera di un rimaneggiatore, da una sentenza morale. Anche il titolo suona alquanto diverso : Morte — di Marzia Basile — La quale fu decollata per la crudel morte data al suo — marito per causa dell'amante, — e la morte della sua serva e d'uno sbirro, che — come complici del delitto, furono impiccati.

07 Nel poemetto si narra come questa giovane napoletana, moglie di un Domizio e madre di una bambina, presa d'amore per altro uomo e temendo della gelosia del marito che le aveva rivolto minacce, procurasse, con l'aiuto dell'amante, di una serva e di uno sbirro, la morte del marito.

08 Il delitto fu scoperto poco stante, per un detto imprudente della serva complice; e i rei (tranne l'amante, che si mise in salvo) vennero imprigionati, condannati a morte e, non ostante che molti si movessero a favore della bella Marzia, giustiziati fuori Porta Capuana.

09 I documenti della Congrega dei Bianchi della Giustizia, da me consultati (1), individuano il fatto e correggono qualche inesattezza del cantastorie. Nel libro degli Atti del 1602-03 si legge:

Ai dì maggio 1603 si eseguì la giustizia di un huomo et una donna che fumo appiccati nel borgo di S. Antonio, et d'un'altra donna, alla quale fu tagliata la testa nell'istesso luogo.

10 I nomi dei tre erano questi :

Per ordine di Sua Eccellenza (il Viceré) la donna decollata (2) si chiamava Martia Basilia di anni 20 in circa; la appiccata Desiata Conte, di anni 45 in circa ; l'altro appiccato si nominava Giovan Angelo Spinello, alias Giamelio di Casalicchio del Cilento, di anni 33 in circa.

11 Dalle notizie sulle famiglie dei tre (tutti e tre erano coniugati con figliuoli) si ricava che il marito assassinato si chiamava, non Domizio (come dice il cantastorie), ma Muzio, e aveva cognome Guarniero, e che Marzia lasciava due figliuole, Tolla (Vittoria) di circa otto anni, che era allora nell'Ospedale degli Incurabili, e Beatrice, di circa quattro, che era a Migliano, presso Lauro, a balia.

12 Le circostanze del delitto non sono riferite negli Atti dei Bianchi, salvochè vi si leggono le ritrattazioni delle due donne circa false accuse da esse pronunziate, nei loro interrogatori, contro innocenti :

Desiata dello Conte... ha detto alla prima disamina fatta in presenza di Carlo Tirone, che lo cocchiere [che] deportò Muzio Guarniero occiso dentro suo cocchio, haveva occiso detto Mutio; il che non è vero, atteso che detto cocchiere non è intervenuto a detto homicidio.
Martia Basile, decollata come di sopra, ha detto che Ferrante Cammarota et Capitan Canino si ritrovarono alla morte di Mutio Guarniero suo marito , et questo lo disse per sdegno che aveva con li detti, atteso che detto Ferrante et Capitano non eran presenti al detto omicidio: et questa è la verità.

13 Vi si nota altresì che la giustizia fu ritardata di alcune ore, "dovendo compire il signor Vicario di Napoli certa esamina del Santo Officio che aveva cominciata la predetta donna alla quale si tagliò la testa". È probabile che la disamina avesse per oggetto qualche stregoneria di cui la Basile era sospettata, perchè il cantastorie dice che ella resistette dapprima così bravamente alle torture cui fu sottomessa che si dubitò d'incantamento, onde le furono rasi i capelli.

14 Termina la nota dei Bianchi :

Uscì la giustizia di queste due donne et un uomo dalla Vicaria a 23 hore, perchè trattenuta dal signor Vicario di Napoli, che finì di esaminare detta Martia Basilia in materia di Santo Officio; et andò per Palazzo, et alla Piazza dell'Olmo (di Porto) si debilitò detta Martia in modo che bisognò portarla in una sedia fino al Talamo, dove era innumerabile gente, et tanto concorso di popolo che si passò pericolo dai fratelli (della Congregazione dei Bianchi); et essendo già imminente la esecuzione della Giustizia, la predetta Martia, secondo ha riferito il Padre Agostino, a cui toccò di attendere a farla ben morire , fece una escolpatione, dicendo che quanto aveva detto nell'esamina fatta avanti il signor Vicario contro qualsivoglia persona, non era vero; et si tardò tra l'andar per la città et l'eseguirsi questa giustizia, che li fratelli se ne tornarono nell' Oratorio essendo già quattro hore e mezza di notte.

15 Dopo di che, recherò io per intero il poemetto di Giovanni della Carriòla, come disegnava il Novati? La rarità estrema dell'opuscoletto, pure ristampato molte volte per circa quattro secoli, mi vi consiglierebbe ; ma la trivialità del caso in esso narrato e lo scarso pregio artistico della forma (sebbene non del tutto priva di vivacità ed evidenza popolaresche) me ne sconsigliano. Basterà, mi sembra, darne la trama e trascriverne per saggio alcune ottave :

Se voi benigna udienza mi donate, di Marzia Basile (1) vi vo' dire, della sua morte, della sua beltate, come il marito suo fece morire. Uomini e donne, esempio ne pigliate di tanti enormi falli e tanto ardire; che sentirete l'aspro e rio lamento, e di Marzia gentil morte e tormento.

16 Se ne stava Marzia in casa, con una figliuola e una serva, e si arrovellava contro il marito. Perchè ?

Sedeva Marzia alla scuola d'Amore sul fior degli anni e fior della bellezza ; a molti amanti avea ferito il core con gli occhi suoi e con l'aurate trezze ; e il marito, geloso nell'onore, le disse, bastonandola con asprezza : — Se il tale in casa ti fai più venire, peggio che morte ti farò soffrire I

17 Essa rompe in lagrime; in questo sopraggiunge l'amante, le domanda la cagione del pianto, e, saputala, le propone di liberarla presto d'ogni affanno, sopprimendo il marito. I due si concertano con la serva e con uno sbirro per ammazzarlo la sera :

Oh se il marito potesse sentire il consiglio crudel che lor fatt' hanno, ch'a primo sonno gli convien morire ! Non pensa Marzia di pagarne il danno. Chi di cortello fere ha da morire, ed il fine pagar del suo malanno ; non pensa di Prudenza anconetana, e d'Apollonia ancor la morte strana.

18 Erano, queste due, altre famose adultere e viricide, delle quali correvano storie popolari : come si può tener certo per l'Apollonia, su cui non posseggo particolari notizie, ma come è comprovato per " Prudenza anconetana ", la quale era una Prudenza da Trani, sposata in Ancona da un fiorentino, Matteo Cecchi, ch'essa fece avvelenare, onde il 25 aprile 1 549 fu giustiziata a Firenze sulla piazza di S. Apollinare. Nel compianto destato per la triste fine di questa giovane donna si levò la voce di un poeta , che cantò il Lacrimoso lamento che fece la signora Prudenza Anconetana prima che fosse condotta alla giustizia per aver avvelenato il suo marito , ristampato dal 1549 fin quasi ai giorni nostri (1). Giovanni della Carriòla , dunque , proseguiva una prediletta tradizione letteraria dei cantastorie, quella formata dai racconti di genere erotico-sanguinario, con orpello moralistico, che avevano a loro eroine donne ree per amore ed espianti il delitto sul palco della giustizia.

19 Segue la scena dell'agguato e dell'assassinio :

Ecco la sera il povero marito la moglie accoglie con tutto l'amore. Disse : — Mi sento, ohimè, tutto smarrito, mesto, sospetto, e tremolante il core. Vorrei mangiare e non sento appetito, mi sento male senza alcun dolore. — Disse la moglie, e finge umilemente : — Mangia, marito mio, che non è niente. —
La bella e . sontuosa ultima cena buone ha vivande e prezioso vino. Dopo cenato, la serva lo mena al letto, a ritrovar l'aspro destino. E addormentossi il meschino con pena : ecco l'amante vien con l'aguzzino, e l'assaltorno con ira e tempesta ; l' iniqua moglie gli tiene la testa.

20 Tralasciamo il sèguito dell'atroce descrizione : il risvegliarsi del misero ai primi colpi, il chiedere pietà o, almeno, confessione, il vano lottare, il soccombere; e poi il trasporto del corpo in carrozza, sette miglia lontano, a un fiume, dove fu gettato. Marzia, dopo il delitto e potendo ormai godere indisturbata l'amante, rimase tuttavia in preda a contrari sentimenti :

Dubbiosa allegrezza e non sicura, or contentezza n' ha or pentimento, or sta contenta e lieta, or s'appaura, or allegrezza fa ed or lamento ; ora le sape forte, or non si cura, or n' ha piacere e festa, ora tormento. Così tra due pensier di guerra e pace, or li par bene il fatto, or li dispiace.

21 Non passò molto tempo, e in conseguenza di un litigio di Marzia con l'amante, la serva confida a una vicina il delitto che era stato consumato, e quella ne informa un suo amico, scrivano della Vicaria (come a dire, cancelliere della corte criminale). Così i rei furono imprigionati e si iniziò il processo, nel quale lo sbirro e la serva presto confessarono ed ebbero condanna di morte; e Marzia, invece, stava per essere salvata, " per grazia e per favore ", protetta com' era dai molti amici e vagheggiatori che aveva in Napoli.

Ma dello sbirro la fedel consorte di volo se n'andò da Sua Eccellenza, dicendo : — Mio marito va alla morte, dovendo Marzia patir la penitenza : ella, che fé* morire il suo consorte, la vogliono far passar pien d* innocenza. — E questo espose nel memoriale, che si castiga quel eh* ha fatto male.
Comanda Sua Eccellenza che il processo si legga e veda nel Collaterale ; ben presto venne inteso il caso espresso, visto e rivisto il tutto a mano a mano...

22 E probabile che il memoriale fosse recapitato al nuovo viceré, conte di Benavente , venuto in Napoli ai primi dell'aprile 1 603, il quale non si fece sfuggire l'occasione di dar subito prova della sua inflessibile giustizia. Comunque , continuando a leggere la " storia " , dopo gli ordini severi del viceré, Marzia fu sottoposta ai tormenti, e, poiché li sosteneva con fermezza e punto non confessava, le furono, come si è detto, rasi i capelli.

Quando i capelli d'or vidde tagliati, resta sospetta, attonita e confusa; con pianti e con sospir gli ha radunati, e dentro un canestrello poi gli pose ; e così caramente gli ha serbati, come ognun fosse pietra preziosa. Si crede al certo non dover morire ; piangendo, queste parole prese a dire ;
•¦ — Ah quante volte il dì v* ho profumati, capelli che non siete più li miei ! Quanti amanti per voi furon legati ! Forse ogni giorno più di cinque o sei. Ora, dal capo mio disseparati, per li capricci miei vani e rei ! — Ed al specchio si mira e il dolor cresce ; e quanto più si mira, più gì' incresce.
Si vede trasformata nell'aspetto, sospira, piange e n' ha grande cordoglio ; pare esser divenuta un giovanetto...

23 Dopo questa operazione del taglio dei capelli, risottomessa alla tortura, confessò ogni cosa per filo e per segno, e fu condannata. Nei giorni che seguirono d' incertezza e d'ansia, ella ora si abbandonava e rassegnava alla punizione, sentendo in cuor suo che il versato sangue del marito gridava vendetta, ora sperava di ottenere la grazia. Molti in Napoli pur sempre la favorivano e cercavano di trarla a salvamento.

Oh quanti cavalier, quanti signori procuraron che fosse liberata ! Chi per denari assai, chi per favori, non ne poteron mai trovar la strada. A giudici, avvocati, procuratori da mille e mille fu raccomandata ; mille scudi s'offerse e cinque teste (1), ma invano fumo tutte le richieste.

24 E un giorno, all'improvviso, ella si vide entrare nella cella i Bianchi, i confortatori all' estremo passo. Tremò, cadde in deliquio, fu fatta rinvenire.

Dissero i confrati : — O figlia mia, sta allegramente, e non ti spaventare (2) ; a Gesù Cristo, figlio di Maria, umilemente ti vogli inchinare. Renditi in colpa d'ogni pena ria, pregalo che ti voglia perdonare ; se morte pigli per li tuoi peccati, a goder anderai con li Beati. —
A due s'appoggia e cala finalmente la bella, afflitta e sconsolata Marzia. Corre a vederla innumerabil gente, nà della sua beltà nullo si sazia. Vien Monsignor Vicario incontanente, li fa tornar con sua benigna grazia ; 1* interroga : confessa ed assoluta se ne va Marzia già più risoluta.

25 E questo V indugio di cui parla il diario dei Bianchi, cagionato dall' intervento del Vicario del Santo Officio dell* Inquisizione.

26 Si avvia il triste e crudele corteo dei condannati, che percorre, girando in pompa, un gran tratto della città.

Va la meschina dolorosa e mesta, ed esce fuori del gran Tribunale. L'orribil tromba suona e manifesta a tutti il suo delitto e il fatto male, dicendo : — A questa si tronca la testa, perchè al marito fu micidiale. — Il capitano disse che si vada, facendo far largura per la strada.
Avanti Marzia va col viso adorno, come vuol sua sciagura iniqua e dura ; segue lo sbirro con timore e scorno, e sopraggiunta vien la notte oscura. Le torce fan parer di mezzogiorno ; va capo chin la serva, afflitta e scura : un ramo di speranza ancora ha Marzia, forse di non morire e d'aver grazia.
Ad ogni suon che tocca la trombetta, corre la gente con gran confusione. Fanno d* intorno, con gran folla, stretta ; ognun n ha pietà, compassione. Al fin fu posta dentro una seggetta, stanca e lassa, con grande afflizione ; move il core di tutti e gli occhi al pianto : son li confrati all'uno e all'altro canto.
Cammina, gira, giunge al Lavinaro ; corre la gente da vichi e vinelle. Oh quanto spiace e dole il caso amaro a donne, vecchie, figliuole e zitelle ! Le torce fan parere il cielo chiaro, e Marzia meschina a queste e a quelle con bel modo e con gentil maniere dicea : — Ditemi, per pietà, un miserere I —
Come fu giunta a Porta Capuana, di cavalli e di cocchi un rumor sente ; di fuor, dentro e intorno la fontana vede gran moltitudine di gente. Essa con debil voce, umile e piana :
— Che cosa è questa? — disse umilemente. Disse un confrate mansueto e pio : — Son gente che per voi pregano Dio. —

27 Il supplizio è descritto nei più minuti particolari. Lo sbirro fu primo a morire e morì compunto; ma la serva si rivoltò astiosa, assalita dal sospetto che si volesse, morta lei, far grazia sul palco alla padrona, che era stata la vera autrice del delitto commesso e della comune rovina. Ci volle l'opera dei confortatori per calmarla e ridurla a pensieri di perdono e religione :

Dissero i confrati : — Oh figlia mia, vedi che st'odio ti farà dannata I — Salir la fanno con parole accorte ; disse il credo e poi giunse alla morte.

28 Anche Marzia riluttava a sottomettersi al supplizio, e ci vollero minacce, lusinghe, buone parole per persuaderla, e infine fu messa a morte con un inganno usatole dallo esecutore della giustizia :

Allo cader che fece la mannara, — Gesù I Gesù ! — gridorno i circostanti ; ognun si dole di tal morte amara, a pianger cominciaron tutti quanti. La bella donna, sì tenuta cara, perse ad un tempo la beltà e gli amanti. Chi al male si confida, questo aspetta, morir con strazi, tormento e vendetta.

29 Donde la finale esortazione :

Uomini e donne, che seguite Amore, di questa morte esempio ne pigliate ; pensi ognun prima che facci l'errore, e nel mal fare mai vi confidate ; che chi offende Iddio nostro Signore delle lor colpe sono castigati. Perciò facciamo bene e mai mal opre, che chi fa mal alfin sempre si scopre.

30 Esortazione, senza dubbio, sincera, ma che è da dubitare fosse il diretto motivo ispiratore di queste storie di sangue ed espiazione, nelle quali c' è sempre una certa curiosità e compiacenza malsana, che spiega la fortuna che trovarono e trovano presso ascoltatori e lettori, e non sempre sulle sole piazze dove s'aduna il volgo, avido di rozze commozioni.

31 Con la notizia che abbiamo data della Storia di Marzia Basile è compiuta la rassegna di quel che rimane, o piuttosto di quel che finora è riuscito d' identificare, della copiosa opera poetica di Giovanni della Carriòla, dell'umile cantastorie, che sulla fine del Cinque e i primi del Seicento ebbe in Napoli quel soprannome, forse n a cagione del carrettino che egli spingeva , o nel quale da se stesso si trascinava perchè probabilmente storpio o paralitico n ( 1 ).

Note

  1. (a) Ricevo proprio ora dal Dr. Karl Christ, bibliotecario della Biblioteca prussiana di Berlino, un importante scritto : Aeltere Drucke Oob\stumlicher italienischer Dichtung in der Preussischen Staatsbibliothek (estratto dai Fiinfzehn Jahre Kbnigl. und Staatsbibl., omaggio allo Harnack, 1921). Tra le stampe popolari napoletane, che vi sono indicate» noto una nuova e più antica edizione dell'Opera di Belardinello musico, nella quale ragiona delle cose di Napoli, dal tempo di Re Marocco fina al dì di oggi, nuovamente ristampata (In Venetia, in Frezzaria, al segno della Regina, 1590). Per numero e ordine di ottave essa non differisce da quella di Venezia, 1616, ristampata da me nell'Arch. stor. nap„ XXXIX, 81-94 ; e le varianti sono lievi, come vedo da uno spoglio di essa che il Dr. Christ mi ha favorito. Anche della Farsa delli massari il Christ ha trovato una stampa, di pari luogo e data, col titolo; // lamento di Janni, Anluoni e Parmieri, della lor disgratie e delle lor moglieri. Ma essa contiene solo 25 ottave e di queste solo 15 trovano rispondenza nel testo edito da me in Atti dell'Accad. Pontaniana, volume IX (1910). Della stessa stampa il Novati aveva citata un'edizione del 1 580, ma senza avvedersi dell' identità con la Farsa delti massari ; v. in Lares , Bollettino della Società etnografica italiana , voi. II, 1913, P . 161.
MP

Bibliografia

Benedetto Croce
- Giovanni della Carriòla e la sua "Storia di Marzia Basile", in Napoli nobilissima, N.S. II-5, 1921, pp. 65-68 poi in Aneddoti di varia letteratura, Bari, 1953, vol. II, pp. 83-96